Situato nella parte settentrionale della Capitale, Conca D’Oro è un quartiere densamente popolato di Roma a due passi dal fiume Aniene, uno dei principali affluenti dell’anima liquida della città, il Tevere.
Questa zona è stata protagonista di una crescita inarrestabile nel dopoguerra e questa crescita trova un’espressione nelle scelte architettoniche che ne determinano la fisionomia.
All’interno di Conca D’Oro sorge un edificio di quattro piani eretto negli anni ‘60 con una caratteristica facciata a mattoni e pilastri cruciformi in cemento che sorreggono la tettoia del primo piano: basta un semplice sguardo per immergersi in un’epoca segnata da ottimismo, prosperità e speranza.
Entrando in casa, però, ci si troverà al centro di un delicato dialogo tra modernità e lo stile che contraddistingue il quartiere Conca D’Oro.
Varcando la soglia non si può evitare di essere travolti da un’atmosfera accogliente e romantica che non tradisce il periodo storico nel quale l’edificio è stato eretto. È altrettanto complicato restare immuni a una sensazione di consapevole nostalgia di tempi che appaiono ben più lontani di quanto possano indicare gli anni.
Il pavimento originale è stato conservato insieme ai battiscopa in marmo bardiglio. La centralità del pavimento si riflette nelle scelte stilistiche dietro la palette di colori della zona giorno: le tonalità di ceruleo e grigio polveroso creano un involucro neutro e rilassato nel quale gli arredi e i dettagli vengono messi in risalto senza creare disturbo.
Malgrado il grande intervento di ammodernamento, VDS House si sposa in modo discreto ed elegante con l’ambiente circostante, adattandosi a esso con silenziosa umiltà che non può che aumentare lo stupore di chiunque la visiti per la prima volta.
La disposizione originale dell’appartamento è stata preservata e messa al centro del progetto.
Gli interventi più ingenti si sono concentrati sulla riorganizzazione della cucina e dei bagni: la più grande sfida riguardava infatti la volontà di ripensare la circolazione domestica senza però spezzare il ritmo architettonico originale.
Il corridoio è stato elegantemente diviso in due parti; la prima collega fra di loro gli spazi comuni della casa, mentre la seconda conduce in modo assolutamente discreto agli ambienti più privati.
Questo cambio di tono è veicolato anche da un saggio uso della boiserie tappezzata, audace e con intenti chiaramente decorativi all’ingresso mentre nella zona notte diventa più serena e posata.
Altrettanto delicata è stata la scelta di utilizzare una tenda per “nascondere” la parete situata nel fondo della zona giorno ricoperta di pannelli acustici, una sorta di segreto in grado di regalare un momento di intimità analogica reso meno asettico dal calore emanato da una scelta stilistica del genere.
Il risultato più sorprendente del progetto VDS House si intercetta senza ombra di dubbio nel rispetto delle origini della casa. L’obiettivo di preservarne l’identità è stato conseguito con estrema maestria poiché al suo interno funzionalità e sobrietà si sposano senza alcuno sforzo o forzatura.
Per quanto decisa, ogni scelta progettuale è incardinata su una delicatezza creata da un vero e proprio dialogo con l’edificio, la cui identità preesistente non solo è stata rispettata, ma pure esaltata da una serie di scelte stilistiche che l’hanno messa in relazione con il presente con il quale dialoga brillantemente.
Photo Credits: Paolo Fusco - archdaily.com