Nel cuore pulsante di Bondi Beach, tra onde iconiche e architetture storiche, prende vita la Bondi Penthouse, un progetto firmato dallo studio MHNDU che reinterpreta con intelligenza e sensibilità il rapporto tra memoria e contemporaneità. Situata sulla cima di un edificio in stile Art Déco lungo la celebre Campbell Parade, questa residenza sospesa sembra galleggiare sopra la storia, coniugando estetica minimale e comfort luminoso. Un equilibrio raffinato tra leggerezza visiva e solidità architettonica, dove ogni scelta formale è pensata per dialogare, più che dominare.
L’intervento architettonico si fonda su un principio tanto semplice quanto audace: aggiungere un nuovo volume a un edificio storico senza snaturarne l’identità. La risposta progettuale è chiara e decisa: una struttura contemporanea, leggera, rivestita in lamiera metallica bianca, si posa con eleganza sul tetto dell’edificio originario. Questo contrasto visivo tra il metallo candido e le murature intonacate sottostanti non è una rottura, ma piuttosto un gesto di rispetto, che sottolinea la distinzione tra passato e presente.
Il rivestimento in Alucobond bianco, punteggiato da giunti irregolari, crea un pattern che spezza la rigidità del volume, rendendolo dinamico e quasi etereo. Una presenza silenziosa ma affascinante, che si inserisce nel paesaggio urbano senza prevaricare, anzi, arricchendolo di nuove letture.
All’interno, il progetto si apre in una sequenza di ambienti luminosi e ariosi, concepiti per favorire la connessione tra interno ed esterno. Le zone living, ampie e continue, si estendono verso terrazze panoramiche che abbracciano con lo sguardo l’intera baia di Bondi. L’oceano diventa così un’estensione naturale dell’abitare.
Le normative antincendio hanno imposto delle limitazioni sull’uso di superfici vetrate, ma questo non ha impedito allo studio di trovare soluzioni ingegnose: lucernari, finestre ignifughe, lamelle di vetro e pareti centrali vetrate filtrano la luce naturale in modo calibrato e mai invadente. L’effetto è quello di una luce sempre morbida, avvolgente, che accarezza ogni superficie senza mai accecare.
Una delle scelte più interessanti è l’uso della lamiera metallica anche all’interno, in particolare sulle pareti e sui soffitti, dove il pattern irregolare continua a fluire, dissolvendo ogni confine tra ciò che è dentro e ciò che è fuori. Un “blade” orizzontale esterno funge da daybed ma diventa anche un elemento di arredo che fluttua visivamente, come un’estensione dell’architettura.
L’interior design della Bondi Penthouse riflette la stessa attenzione al dettaglio dell’involucro architettonico. La palette è chiara, materica, pensata per esaltare la luce e amplificare la sensazione di spazio: pavimenti in legno di quercia sbiancata, superfici in marmo Calacatta, pietra calcarea monolitica, acciaio inox. Ogni materiale è scelto per la sua texture, per la sua eleganza discreta, per la capacità di dialogare con la luce.
Uno degli elementi centrali è l’isola cucina in marmo Calacatta, imponente ma raffinata, che diventa fulcro visivo e funzionale di tutto lo spazio. Il resto della cucina è volutamente essenziale, quasi invisibile: superfici bianche, piani e paraschizzi in acciaio, per lasciare che sia il marmo a parlare.
Nel corridoio centrale, il rivestimento in Alucobond bianco viene interrotto da un grande scatto fotografico al tramonto, realizzato da un artista locale, e accompagnato da un piccolo corso d’acqua che scorre alla base: un gesto poetico che introduce un elemento di contemplazione e legame con l’ambiente esterno.
Anche nei bagni, la cura per il dettaglio si manifesta nella scelta di lastre monolitiche con giunti ridotti al minimo, che donano un senso di continuità e purezza visiva. Gli stessi pavimenti in legno proseguono senza soluzione di continuità negli spazi esterni, rendendo ancora più fluido il passaggio tra dentro e fuori.
Bondi Penthouse è molto più di una semplice aggiunta a un edificio storico: è un esercizio di misura, di rispetto e di poesia architettonica. Un progetto che ci ricorda come anche l’intervento più contemporaneo possa essere gentile, dialogante, profondamente legato al contesto – e al tempo stesso sorprendentemente audace.
Photo credits: Brett Boardman | Bondi Penthouse - archdaily.com